Meccanismi energetici e arti marziali


Seconda parte




Vediamo ora come, quando e fino a che punto ciascuno di questi meccanismi vengono attivati. Al principio di uno sforzo fisico le richieste di energia saliranno bruscamente, quindi salirà anche la necessità di consumo di ossigeno per far fronte a tali richieste con il meccanismo aerobico. Questo aumento del consumo di ossigeno, però, non è immediato, ma graduale. In altre parole, è necessario un po' di tempo prima che il consumo di ossigeno raggiunga il cosiddetto stato stazionario (generalmente tre o quattro minuti), ossia quello stato in cui il consumo di ossigeno e le richieste di consumo si equivalgono. Nel frattempo, tali richieste saranno soddisfatte dai meccanismi anaerobici. Il primo ad essere attivato, il più immediato, è il meccanismo anaerobico alattacido. Esso fornisce una grande potenza (cioè una grande quantità di energia metabolica nell'unità di tempo), ma le riserve di fosfocreatina si esauriscono presto (tanto prima quanto più lo sforzo è intenso.

Ad ogni modo è questione di pochissimi secondi), quindi, se lo sforzo è tale che non si è ancora raggiunto lo stato stazionario nel consumo di ossigeno quando le riserve di fosfocreatina sono esaurite, si ricorre all'attivazione del meccanismo anaerobico lattacido.

L'acido lattico si smaltisce subito o si accumula a seconda dell'intensità dello sforzo. Il consumo di ossigeno intanto continua a crescere sempre di più sino a che non si raggiunge un massimo oltre il quale, per quanto le richieste siano maggiori, non si riesce ad arrivare. Questo punto è detto massimo consumo di ossigeno (recupero. Per quanto riguarda prettamente ciò che di questa fase di recupero è legato ai meccanismi per la produzione di energia, bisogna introdurre un nuovo importante concetto: il gluconeogenesi. Riguarda anche il ciclo muscolo fegato di Cori. Questa seconda fase sarebbe la cosiddetta fase lenta del pagamento del debito di ossigeno ed è presente esclusivamente per sforzi particolarmente intensi. E' notevole il fatto che in soggetti abituati agli allenamenti di resistenza, il consumo di ossigeno aumenta più rapidamente durante la fase iniziale dello sforzo, diminuendo così l'entità del debito di ossigeno da pagare successivamente. I soggetti allenati alla resistenza, infatti, recuperano più velocemente rispetto a soggetti non allenati. Ora, per meglio descrivere le proprietà dei tre meccanismi per la produzione di energia, si possono considerare alcuni parametri:

  1. Potenza: come già chiarito, la potenza è la quantità di energia metabolica che si riesce a ottenere con un determinato meccanismo nell'unità di tempo quando tale meccanismo è completamente attivato;
  2. Capacita: è la quantità totale di energia che si potrebbe sintetizzare se tutti i substrati a disposizione per quel meccanismo fossero consumati.
  3. Resa energetica: è la quantità di energia che si produce per ogni quanto di substrato consumato. Generalmente si fa riferimento, come unità di misura, alle moli.

Per una visione globale di come questi parametri descrivano i tre meccanismi si guardi la seguente tabella5:


potenza (moli di ATP/min)

Capacità (moli di ATP totali)

Resa energetica

Meccanismo aerobico

1

Infinita

36-38 ATP per mole di glucosio; 129 per mole di palmitato

Meccanismo anaerobico alattacido

3,8

0,4

1 ATP per mole di fosfocreatina

Meccanismo anaerobico lattacido

1,9

1,2

2 ATP per mole di glucosio; 3 ATP per mole di glucosio da glicogeno



Chiarita la parte puramente teorica, si può ora scendere sul pratico e parlare delle metodologie di allenamento della resistenza.

Iniziamo subito a delineare la differenza che esiste tra resistenza generale e resistenza speciale e specifica. La prima è quella che riguarda uno sforzo, appunto, di tipo generale, ossia molto lontano dal gesto atletico in sé per cui si sta allenando la resistenza. L'esempio più comune è la corsa. La seconda, invece, riguarda gesti atletici che richiamano molto di più quelli che normalmente si eseguono in combattimento e per cui è necessario mantenere quanto più a lungo possibile un buon rendimento (per esempio pugni e calci).

Come già precedentemente chiarito, la resistenza generale è importante per chiunque, anche per chi non pratica abitualmente attività fisica o sportiva con ambizioni agonistiche. L'organismo umano, infatti, per natura, ha bisogno di muoversi, di fare dell'attività fisica; se questa possibilità gli viene negata, presto o tardi, si ammala. L'ideale, tra i vari tipi di attività fisica, è, appunto, l'allenamento della resistenza generale, che sviluppa quei presupposti di salute da cui, per restare in tema di Arti marziali, un buon combattente non può prescindere. Più in dettaglio, una buona resistenza generale consente

l'aumento delle capacità prestative specifiche (cioè riguardanti esattamente i gesti di gara o, nel nostro caso, i gesti che si compiono in combattimento reale). Ritardando l'affaticamento, infatti, consente più capacità di carichi specifici;

il miglioramento delle capacità di recupero garantendo una più rapida eliminazione delle scorie della fatica e il ripristino energetico;

la riduzione dei traumi, aumentando le capacità elastiche dei muscoli e aumentando la prontezza di riflessi;

l'aumento delle capacità psichiche favorendo una maggiore resistenza allo stress e una maggiore stabilità emotiva;

una più elevata capacità di reazione e di azione per via del miglioramento della capacità funzionale del sistema nervoso centrale. Infatti c'è un minore accumulo di scorie della fatica;

un migliore controllo della tecnica, quindi una concentrazione maggiore, una fallosità minore, un minore disturbo alla coordinazione fine;

una maggiore lucidità tattica, quindi una migliore capacità di decisione e anticipazione (cioè di prevedere l'esito di un'azione già in corso di esecuzione);

più in generale, una salute più stabile, a causa di una minore esposizione alle malattie comuni per aumento delle difese immunitarie (mentre l'attività fisica blanda rafforza le difese immunitarie, quella strenua le debilita).