Allenamento ciclismo agonistico


Seconda parte


Se invece il secondo si mantiene alla sua ruota, dopo aver inizialmente tergiversato dando impressione all'avversario di essere al limite o comunque mettendolo di fronte all'evidenza che il vantaggio per il suo compagno di squadra aumenta e che non è il caso di forzare la situazione. Quando il distacco è abbastanza consistente ma non proibitivo il corridore solo aumenta progressivamente l'andatura in modo che il distacco si stabilizzi intorno ai 500 m circa. Solo negli ultimissimi chilometri inizia il tentativo di riaggancio aumentando l'andatura in modo tale di recuperare terreno, ma tenendosi un margine di riserva in caso di un contrattacco dell'avversario e calcolando di annullare il margine di ritardo solo poco prima dell'arrivo. A parità di forze è probabile che venga battuto dall'avversario che gli è rimasto a ruota a fare il gioco di squadra perché questi si è risparmiato, ma dovrebbe almeno riuscire a battere l'altro che nel tentativo di sganciamento ha compiuto uno sforzo equivalente al suo.
Questa è l'unica possibilità che gli consente di arrivare nei pressi dell'arrivo non spompato e ancora in grado di puntare alla vittoria, o almeno di giocarsi le sue carte fino all'ultimo.
La mentalità di squadra, unendo le forze di tutti i componenti, aumenta di molto le opportunità per ciascuno nell'arco di una stagione, anche se nell'immediato può non portare all'affermazione personale. Una formazione compatta di dilettanti d'élite arriva, anche a livello di ciascun componente, a conseguire risultanti indispensabili qualora ognuno interpretasse liberamente la propria gara. Da soli è infatti impossibile riuscire a entrare in tutti i tentativi di fuga. Se si ragiona in termini di squadra, nei giorni in cui il risultato sarebbe compromesso per il singolo è possibile puntare ad ottenere il massimo anche se si è in inferiorità numerica, restando passivi a ruota perché la situazione è chiaramente sfavorevole, lasciando agli altri la responsabilità del buon esito della fuga. Se il gruppo non rientra si può sfruttare al meglio la propria freschezza per la parte finale della gara, quando iniziano i tentativi di sganciamento. In tal caso si possono sfruttare gli errori degli altri e non bisogna aver timore di andare all'attacco. Se in questo caso il risultato si può ribaltare grazie all'inventiva del singolo, bisogna ovviamente cercare di sfruttare la propria superiorità nel modo migliore quando ci si trova nella situazione più favorevole, tenendo sempre presente che chi è stato sulle ruote per molti chilometri no è mai da sottovalutare perché ha economizzato le sue energie. Quando si riesce ad inserirsi in una fuga con uno o più compagni di squadra, le possibilità di riuscita sono molto superiori, potendo contare sull'appoggio dei compagni che in altre occasioni hanno ottenuto il risultato grazie al nostro contributo e si aspettano però che noi sfruttiamo al meglio l'opportunità, per non vanificare il loro lavoro. Il ripetersi di risultati sfavorevoli per grossi errori di valutazione potrebbe portare alla decisione di non effettuare alcun gioco di squadra a favore di qualche elemento; sono situazioni molto delicate, che il tecnico deve affrontare sentendo il parere di tutti e assumendosi poi la responsabilità della decisione finale se non c'è una chiara maggioranza.
In caso di arrivo in gruppo, la squadra ha il compito di pilotare il velocista negli ultimi chilometri, per portarlo nelle migliori condizioni fino agli ultimi 500 m, lasciandogli anche la volata fino ai 200 metri, dove oltre alla freschezza risultano determinanti ai fini del risultato solo la decisione, la grinta, l'esperienza del velocista stesso. Per variare il tema tattico a volte può essere opportuno che un compagno di squadra del velocista tenti la fuga in contropiede negli ultimi chilometri, per costringere le altre squadre che dispongono di velocisti ad un dispendioso lavoro di tamponamento. Giudicando favorevole la fuga, i compagni di squadra possono rompere i cambi o restare passivi a ruota, o prendere la testa e rallentare a poco a poco il ritmo, in modo che il vantaggio del fuggitivo aumenti.
Se invece bisogna chiudere il buco è opportuno, invece di operare tentativi di sganciamento che difficilmente possono essere efficaci, organizzare l'inseguimento mettendosi in testa al gruppo a tirare regolarmente. Il gioco di squadra è importante nelle corse di un giorno e diventa fondamentale nelle corse a tappe, per la conquista o la difesa di risultati di prestigio nelle classifiche. In questo caso, se in una squadra c'è un velocista o il leader della corsa, invece che impegnarli direttamente in un dispendioso inseguimento, stante anche la difficoltà di riuscire a sganciarsi in una fase in cui la corsa è molto controllata, è più produttivo che la squadra si metta in testa a tirare in modo da ridurre lo svantaggio. In qualche caso il treno può esere effettuato addirittura a scopo preventivi, per evitare che nascano fughe che rischiano di vanificare la possibilità di risultato parziale o di classifica. Non sempre in questi casi si punta a colmare lo svantaggio in poco tempo, poiché in tal modo ci si espone al rischio di contrattacchi. Meglio gestire il ritardo, mantenendo una buona velocità ma senza spremere più di tanto la squadra andando veramente a fondo per ridurlo o annullarlo solo in prossimità dell'arrivo. In tale situazione non è raro trovare delle alleanze, determinate da interessi comuni. Così una squadra che ha gestito il distacco in termini accettabili per no compromettere la classifica generale, può trovare le squadre dei velocisti disposte a collaborare all'ultima parte dell'inseguimento negli ultimi chilometri di gara poiché, dopo aver considerato ormai compromesso il risultato di tappa intravedono di nuovo, senza che questo comporti un lavoro troppo gravoso per chi deve aiutare i velocisti, la possibilità di puntare al risultato di tappa. Se la tappa è dura, per sfruttare al meglio il lavoro di tutta la squadra è più opportuno evitare di imprimere un ritmo troppo elevato al treno in salita perché qualche compagno di squadra potrebbe saltare, sfruttando invece al massimo i tratti di falsopiano o pianura per ridurre il ritardo sui fuggitivi. Solo se nella parte finale della corsa c'è una salita impegnativa si può valutare se nel tratto che la precede sia il caso di far sacrificare qualche elemento per mantenere alto il ritmo fino all'inizio della salita stessa, dove poi restano nella migliore delle ipotesi non più di due o tre elementi al fianco del leader, mentre spesso invece accade che il capitano in questi frangenti deve sbrogliarsela da solo, con i rischi connessi ad una situazione del genere.
Escluso chi è in classifica e può arrivare a conseguire un risultato di prestigio di classifica generale, per tutti gli altri, sia che abbiano l'obbiettivo di dare una mano alla squadra per le tappe successive sia che puntino ad un successo personale di tappa, può essere più produttivo non sprecare energie inutilmente, una volta che si sia staccati e non più in grado di rimediare alla situazione in una gara. Fare gruppo in caso di tappe dure consente di non sprecare energie inutilmente e di arrivare all'arrivo relativamente freschi. Per i velocisti l'abbonamento al gruppo nelle tappe dure consente di conservare le proprie possibilità per le tappe che sulla carta non sono proibitive.