OGM o non OGM OGM in latte, derivati e non solo


Definizione di OGM – il latte e derivati non fanno eccezione

Un Organismo vivente Geneticamente Modificato (OGM) e definito come: un organismo, diverso da un essere umano, il cui materiale genetico e stato alterato in modo diverso da quanto si verifica in natura mediante accoppiamento o incrocio o con la ricombinazione genetica naturale - direttiva 2001/18/CE concernente l'emissione deliberata nell'ambiente di organismi geneticamente modificati recepita con il DL 8 luglio 2003, n.224.


Il latte, come la maggior parte degli alimenti in commercio, puo essere ottenuto da due filiere ben distinte: da animali che si alimentano di mangimi ricavati da alimenti geneticamente modificati (GM) o, al contrario, utilizzando SOLO materie prime NON GM; tuttavia, come vedremo (disciplinare Biologico a parte), tutte le filiere produttive convenzionali NON hanno l'obbligo di riportare in etichetta l'impiego di mangimi GM.


- E' realmente possibile differenziare gli alimenti GM, quindi ricavati da organismi geneticamente modificati (OGM) da quelli ... per cosi dire... naturali? -


Risponderei che DIPENDE dall'alimento in oggetto: mentre per i vegetali il reincrocio e quasi inevitabile (impollinazione), nel caso degli animali il discorso cambia notevolmente. La loro riproduzione (quindi la possibilita di reincrocio) e certamente piu contenibile (quindi controllabile) rispetto a quella di vegetali.

OGM o non OGM?


Iniziamo col precisare che il termine OGM puo voler dire tutto e niente; sappiamo che l'intervento umano sul codice genetico degli alimenti (o meglio, degli organismi che diverranno alimenti) ha l'obbiettivo principale di aumentarne la resa e ridurne i costi di produzione.
Non esistono (contrariamente a quanto si possa credere) scienziati pazzi che cospirano alle spalle dell'umanita; si tratta invece di ricercatori che, mediante le sperimentazioni, tentano di aumentare la sostenibilita delle produzioni agrarie con l'obbiettivo di curare piaghe mondiali come, ad esempio, l'esaurimento delle risorse planetarie e la fame nel mondo. Naturalmente non manca l'aspetto lucrativo.

PERSONALMENTE, ritengo che qualora l'intervento genetico sia blando, il rischio di ottenere abomini potenzialmente nocivi per la salute risulti molto basso; al contrario, nel caso in cui l'artefatto preveda un incrocio e la ricombinazione di acidi nucleici totalmente diversi, l'invasivita del trattamento potrebbe manifestarsi MOLTO elevata. Per fare un esempio chiaro (ma totalmente casuale e non ragionato), potremmo dire che:

  • Aumentare le dimensioni del frutto ciliegia impiegando alcuni tratti genetici dell'albicocca (che appartengono allo stesso Genere) non darebbe luogo ad un OGM molto lontano dalle specie presenti in natura
  • Al contrario, inserendo un gene del merluzzo nella fragola per ottimizzarne la resistenza alle basse temperature si potrebbe dare luogo ad un prodotto molto ambiguo.

Quali siano i rischi dell'utilizzo di OGM non e ancora ben chiaro, soprattutto perche si tratta di una variabile che muta da un alimento all'altro; il problema e che, nella maggior parte dei casi, l'OGM NON E' VISIVAMENTE DISTINGUIBILE dal prodotto naturale.
A tal proposito, la Comunita Europea ha deliberato un Regolamento specifico sull'OGM utilizzato nella filiera agroalimentare e zootecnica, che impone alcuni vincoli ben precisi inerenti numerosi ambiti tra cui: l'etichettatura, la tracciabilita, la coesistenza, le sperimentazioni e le coltivazioni in campo. In definitiva, gli alimenti ed i mangimi che includono o sono prodotti da OGM necessitano di un'apposita dicitura in etichetta, necessaria a garantire la liberta di scelta da parte del consumatore o dell'acquirente dei mangimi; anche se, come vedremo, tale normativa prevede alcune eccezioni ben precise.
Fin qui tutto ok, il commercio sembrerebbe ben regolamentato; tuttavia, c'e un dettaglio del quale non tutti sono a conoscenza, ovvero che (in base a quanto citato nel Regolamento 1829/2004): la contaminazione di materiale GM all'interno di una produzione NON GM e consentita fino ad un limite dello 0,9%. Questa clausola non deve allarmare i gentili lettori, poiche il limite di 0,9 e sufficiente a garantire un livello di purezza decisamente elevato; il materiale OGM presente nello 0,9% rappresenta semplicemente il frutto della cross-contamination nelle varie fasi di lavorazione (come, ad esempio, il pulviscolo presente nell'aria). Cio non toglie che questo aspetto induca un'ulteriore riflessione:


- Esistono ancora alimenti che NON contengono OGM? Le coltivazioni che NON sono sterili ed hanno la capacita di impollinare o trasferire sementi, come possono essere isolate l'una dall'altra garantendo l'assenza di incrocio reciproco? -


Tutte domande alle quali solo i piu realisti (senza cinismo) trovano una facile risposta.
Ricordiamo inoltre che le materie prime NON GM sono attualmente una vera e propria rarita e che, anche ipotizzando una scelta etica da parte degli allevatori e dei produttori (non sempre economicamente sostenibile), spesso si tratta di elementi impossibili da reperire.
Ad esempio, nel caso della soia finalizzata all'alimentazione delle mucche da latte, le difficolta nell'utilizzo di materie prime NON GM sono diverse:

  1. I costi di tali prodotti sono superiori del 25%
  2. La loro disponibilita commerciale e estremamente limitata
  3. E' necessario mantenere la cross-contamination al di sotto dello 0,9%
  4. E' necessario affrontare le difficolta di campionamento
  5. Oltre a quelli di approvvigionamento, e necessario sottoporsi agli elevati costi delle analisi produttive.

- Com'e possibile che i prodotti destinati all'alimentazione del bestiame siano prevalentemente GM, se sul mercato la quasi totalita delle carni, delle uova e del latte o derivati NON presenta l'apposita etichetta per OGM? -


Semplice, come ECCEZIONE del suddetto Regolamento specifico per OGM della Comunita Europea, non e richiesta l'etichettatura OGM per prodotti alimentari come carni, latte e uova, ottenuti da animali NUTRITI con mangimi GM o trattati con MEDICINALI prodotti con tecniche di ingegneria genetica. Questa affermazione deriva dal fatto che, secondo molti studi svolti sul processo digestivo animale sul DNA transgenico (quello degli OGM), non esiste la possibilita che questo possa originare una contaminazione endogena (all'interno dell'organismo) che interessi il latte, la carne e le uova.
Per essere piu chiari: se la mucca fosse transgenica, il latte dovrebbe riportare un'etichetta specifica OGM; al contrario, nel caso in cui la mucca si alimenti con mais o soia GM, il produttore non ha alcun obbligo di specificare l'utilizzo di OGM in etichetta. Questo perche l'animale scompone le sequenze geniche dell'alimento GM per poi ri-assemblarle e dar vita ai prodotti del proprio metabolismo.

OGM nel latte: gli studi piu recenti

Uno studio abbastanza recente svolto dai ricercatori italiani ha evidenziato la presenza di DNA transgenico nel latte di mucche alimentate con mangimi OGM, ma non e chiaro se questo sia stato frutto di una contaminazione endogena (dal tubo digerente al esogena (cross-contamination nei processi di lavorazione del latte esaminato). Questi risultati hanno comunque allarmato gli enti di ricerca che si sono adoperati per approfondire l'argomento. Per chiarirne la veridicita, l'Istituto Superiore di Sanita (DSPVSA - Reparto OGM e Xenobiotici di origine fungina - Societa Produttori Sementi S.p.A.) ha condotto uno interessantissimo approfondimento intitolato: Valutazione quali/quantitativa di DNA transgenico nel latte prodotto da aziende a differenti tipologie di stabulazione (Fascicolo P9A).

Citando testualmente, la ricerca ha concluso che: in NESSUN caso si e avuto passaggio di materiale transgenico ESOGENO dal mangime al latte corrispondente, ESCLUDENDO la possibilita di contaminazione ambientale che avrebbe causato il trasferimento nel latte stesso di materiale GM contenuto nelle polveri aero-disperse negli ambienti di stabulazione e/o mungitura, anche nei casi di mangime RRS al 90%. ANALOGA considerazione si deve trarre per la eventuale presenza di materiale transgenico ENDOGENO, in quanto nei campioni di latte prelevati direttamente dalle vacche non si e riscontrata alcuna presenza di DNA transgenico quantificabile. Lo studio pertanto dimostra che anche in presenza di stabulazione effettuata con mangime GM il passaggio nel latte di DNA transgenico non avviene.
Un ulteriore studio spagnolo condotto dalla Ciencia Animal i dels Aliments, Universitat AutA?noma de Barcelona

ha concluso che: tutti i campioni di latte erano negativi per la presenza di DNA transgenico; inoltre, il mais utilizzato nell'alimentazione delle vacche da latte non ne modifica la composizione nutrizionale e non ne incrementa la produzione. Nessun DNA transgenico o maiale GM contenente grassi di tipo omega-3, quindi benefici per la salute dell'essere umano, al contrario di quelli saturi, invece nocivi.
Anche nel settore ittico gli scienziati si sono dati piuttosto da fare; con la consapevolezza che la pesca intensiva sta lentamente svuotando sia i mari, sia le acque interne di numerosissime zone del globo, alcuni ricercatori hanno proposto un latte materno delle nutrici e riducendo drasticamente i costi inerenti l'approvvigionamento dei latti formulati; la mucca in oggetto e risultata complessivamente identica a quella originaria. Lo stesso e stato proposto dai ricercatori argentini mentre, in Nuova Zelanda, gli scienziati sono riusciti ad ottenere una varieta di mucca secernente un latte pressoche anallergico.
Nel 2012, in Canada, e stato sviluppato un OGM capace di ridurre indirettamente l'inquinamento da fosfati nelle acque, con l'obbiettivo di moderare la crescita algale e l'asfissia (con conseguente morte) della fauna ittica locale. A tal proposito, le feci dei maiali di allevamento si sono dimostrate una delle maggiori fonti di fosfati che si riversano nelle acque locali; ebbene, attraverso l'inserimento di un preciso codice genetico che traduce per lo sviluppo di un enzima salivare deputato alla degradazione dei fosfati, i ricercatori sono riusciti a produrre un maiale che riduce le emissioni di fosfati dal 30 al 70,7% rispetto all'animale originario.
Parallelamente, si e presa in considerazione l'eventualita che, oltre alla contaminazione genetica tra piante ed animali, possa avvenire un'interazione (o meglio, una ricombinazione) tra gli OGM prodotti dall'uomo e microorganismi (batteri) o micro-macchine molecolari (virus) gia presenti in natura. Vantando un'eccellente capacita di acquisire e cedere frammenti di codice genetico a scopo evolutivo, virus e batteri hanno indotto gli scienziati a porsi una domanda cruciale: Se questi virus e batteri ottenessero alcuni dei geni da noi modificati, potrebbero acquisire anche farmaco-resistenza? Inoltre, sarebbero in grado di trasferirli all'uomo? A tal proposito, nel 2004 e stata sviluppata una ricerca sull'eventualita che la soia GM potesse trasferire i geni alterati alla flora batterica intestinale dell'essere umano. I soggetti erano in parte sani e in parte privati di una porzione intestinale; l'esito della sperimentale e stato negativo anche se, in alcuni di quelli ai quali mancava parte dell'intestino, e stata riscontrata traccia di adattamento genetico agli antibiotici; questo aspetto e tuttavia riconducibile all'evoluzione naturale dei microorganismi sottoposti a queste molecole sia in zootecnica, sia nella cura patologica dell'essere umano. L'affermazione e giustificabile dal fatto che tale caratteristica era gia presente dapprima della somministrazione di soia GM e non si e modificata con l'applicazione dell'esperimento.