Lanzardo


Lanzardo: descrizione, habitat e caratteristiche delle carni

Il lanzardo, o Scomber japonicus, e un pesce azzurro di natura pelagica (ovvero migratoria) che si nutre di piccoli pesci; possiede una forte somiglianza con lo occhi piu grandi ed una livrea dorsale blu a mosaico piu marcato; sul fianco presenta numerosi puntini e striature brune, mentre il ventre e tipicamente argentato e maculato.
Essendo pelagico, il lanzardo e un pesce a disponibilita stagionale ed in estate (come molte altre specie) si avvicina alle coste per ottimizzare il proprio ciclo riproduttivo. Come gli altri Sgombridi, il lanzardo costituisce una varieta ittica caratteristica della pesca nel mar Mediterraneo, ed avendo la possibilita di sfruttare la cosi detta filiera corta, il suo costo al dettaglio e generalmente tra i piu bassi del banco.
Il lanzardo, come lo sgombro, e uno dei pesci azzurri maggiormente consumati; la sua carne e tenera e poco spinosa, caratterizzata da un elevato contenuto lipidico (del quale circa il 26% omega3) che ne esalta la morbidezza ma allo stesso tempo incide pesantemente sulla differenza qualitativa del prodotto congelato (che perde consistenza e palatabilita) rispetto a quello appena pescato. Puo essere consumato sia fresco che conservato (sott'olio, in salamoia, surgelato) ed il metodo di cottura piu idoneo al consumo del lanzardo e senza dubbio l'arrostimento sulla brace viva della legna.

Energia 173,00kcal Lipidi 10,50g di cui omega 3 2,70g Glucidi 0,74g Ferro 0,9mg Calcio 8,00mg Tiamina (B1) 15 microg Retinolo (Acido Ascorbico (vit C) 2 microg Calciferolo (vit D) 0,07 microg

Il lanzardo e un pesce del quale si consiglia di incrementare il consumo; dal punto di vista igienico, e opportuno attenersi alle norme igieniche contro la contaminazione da anisakis, perche anche il lanzardo (come la maggior parte del pesce azzurro) possiede elevate probabilita di parassitosi. Inoltre, ricordiamo che il lanzardo rappresenta circa il penultimo anello della catena alimentare, pertanto, le sue carni potrebbero includere una certa quantita di mercurio; ad oggi, nell'uomo non si sono ancora evidenziate neoplasie le cui cause fossero riconducibili all'accumulo di mercurio ittico; tuttavia, sarebbe comunque opportuno limitare il consumo dei grossi esemplari a non piu di 4-5 porzioni settimanali.